Il tentativo di firmare una nuova convenzione tra il Governo e i gestori dello SPID è fallito. Questa convenzione è fondamentale per garantire il proseguimento del servizio: quella precedente è scaduta a luglio e, al momento, non è stata rinnovata.
Il Dipartimento per l’innovazione tecnologica ha convocato i fornitori (come Aruba, InfoCert, Register, e via dicendo) per definire un nuovo accordo, ma durante l’incontro i gestori si sono rifiutati di firmare. Il motivo? Mancano delle garanzie economiche e la chiarezza sul futuro del sistema SPID.
Perché i gestori non vogliono firmare
Secondo quanto emerso, i fornitori chiedevano al Governo di mostrare i testi definitivi dei due decreti sull’IT-Wallet europeo, il nuovo portafoglio digitale che dovrebbe unificare le identità digitali come lo SPID e la CIE a partire dal 2026.
Tuttavia, il Governo non ha fornito i documenti richiesti, e questa mancanza di trasparenza ha generato sfiducia. I gestori, che hanno già investito diversi milioni di euro nel sistema SPID, temono che l’intero progetto possa essere smantellato a favore della carta d’identità elettronica.
Inoltre, anche se nel 2023 era stato stanziato un fondo da 40 milioni di euro per sostenere economicamente i gestori, i fondi non sono ancora stati erogati. Al momento, si parla soltanto di un primo acconto da 100mila euro in autunno, seguito da una serie di pagamenti a tranche bimestrali.
Lo SPID rischia davvero di sparire?
Il rischio c’è, anche se non nell’immediato.
Il Governo ha più volte espresso l’intenzione di puntare tutto sulla CIE e sull’IT-Wallet europeo, ridimensionando il ruolo dello SPID. Questo rende difficile per i fornitori pianificare degli investimenti a lungo termine o di garantire la sostenibilità economica del servizio.
Se non si troverà un accordo entro ottobre, i gestori potrebbero legittimamente decidere di sospendere il servizio o di renderlo completamente a pagamento, costringendo così milioni di cittadini a dover riattivare la propria identità digitale in un altro modo.
Cosa cambia per gli utenti
Già oggi alcuni gestori, come Aruba, InfoCert e Register, hanno iniziato a far pagare l’attivazione dello SPID, mentre altri offrono ancora il servizio gratuitamente.
In assenza di una convenzione stabile, potrebbero aumentare i costi per tutti, oppure si potrebbe assistere alla chiusura di alcuni gestori, con il rischio di dover rifare tutto da capo.
Per questo motivo, è importante attivare lo SPID il prima possibile con uno dei gestori che lo offrono ancora gratis (come, ad esempio, Poste Italiane).
Le prossime tappe
Le trattative fra il Governo e i gestori riprenderanno a settembre. Il tempo massimo per trovare un nuovo accordo è ottobre 2025.
Fino ad allora, il destino dello SPID resta sospeso tra incertezze politiche, promesse economiche non ancora mantenute, e una nuova identità digitale europea che bussa alle porte.








