L’audizione tenuta il 3 luglio 2025 dal sottosegretario Alessio Butti alla commissione parlamentare per la semplificazione ha portato alla luce una notizia che molti utenti italiani stavano aspettando di sentire ufficialmente: lo SPID sarà progressivamente spento. Durante i 50 minuti del suo intervento, Butti ha delineato chiaramente il futuro del sistema di identità digitale che oggi conta 33 milioni di utenti registrati.
La conferma ufficiale dello spegnimento
Quando il deputato Antonino Iaria ha chiesto chiarimenti sul futuro dello SPID, il sottosegretario ha fornito una risposta che non lascia spazio a interpretazioni ambigue. Il Governo ha scelto di puntare esclusivamente sulla carta di identità elettronica, una decisione che affonda le radici in una strategia delineata già nel dicembre 2022.
Secondo le parole di Butti, l’obiettivo è quello di portare il Paese in coerenza con quanto accade nel resto del mondo seguendo le indicazioni europee, ovvero fare riferimento ad un’identità digitale unica. La sua posizione è chiara: “In uno Stato serio, l’identità digitale sia unica e venga rilasciata dallo Stato, con tutto il rispetto ovviamente per i fornitori privati”.
Il sottosegretario ha confermato che l’obiettivo è spegnere progressivamente lo SPID. Questa operazione verrà condotta in assoluto accordo con i fornitori privati, che il Governo ha ringraziato per aver supplito alle carenze dei governi precedenti per ben otto anni. Tuttavia, il sottosegretario ha anche sottolineato che lo SPID presenta delle vulnerabilità che necessitano di essere affrontate, facendo probabilmente riferimento alla nota truffa del doppio SPID che ha colpito diversi utenti.
I 40 milioni di euro promessi ai fornitori privati
Sul tavolo rimane aperta la questione dei 40 milioni di euro promessi ai fornitori privati, cioè agli identity provider, e che ancora non sono stati erogati. Il Governo ha assicurato che questi fondi arriveranno, ma servirà pazienza. Butti ha spiegato che il ritardo è dovuto a questioni burocratiche e al pregresso particolarmente complesso dell’erogazione dello SPID.
Il sottosegretario ha evidenziato come questo Governo abbia finalmente riconosciuto il lavoro svolto dagli identity provider, dopo che per otto anni questi ultimi avevano bussato alle porte dei governi precedenti senza mai ottenere i finanziamenti richiesti. I 40 milioni di euro, stanziati con un decreto del 2023, sono oggi pronti al rilascio.
I tempi della transizione
La transizione verso la carta di identità elettronica non sarà immediata. Butti ha indicato che il percorso potrebbe richiedere ancora due o tre anni, proprio con l’aiuto degli identity provider, per arrivare alla costituzione di un portafoglio pubblico e di un portafoglio privato. Durante questo periodo, il Governo continuerà a lavorare sullo SPID, pur riconoscendo le sue vulnerabilità.
Il sottosegretario ha sottolineato che non occorreranno delle trasmissioni televisive o degli articoli sui giornali per spiegare i problemi di vulnerabilità dello SPID, tema che emerge spesso, a differenza di quanto accade con la carta di identità elettronica, che presenta maggiori garanzie di sicurezza.
Perché la carta di identità elettronica
Il fattore principale che ha spinto il Governo a puntare tutto sulla CIE è la sicurezza. La carta di identità elettronica opera al livello 3 di sicurezza, quello richiesto anche da tutti i processi eIDAS in corso a livello europeo. Inoltre, viene emessa direttamente dallo Stato attraverso l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, senza il coinvolgimento di realtà private.
Ad oggi sono in circolazione 53,5 milioni di carte di identità elettroniche, un numero che testimonia l’ampia diffusione del documento. Butti ha riconosciuto che esistono ancora dei problemi nel rilascio del documento, soprattutto per quanto riguarda i tempi di attesa in alcuni comuni, ma ha assicurato che saranno attuate delle misure per risolverli.
Una transizione complessa
La decisione di abbandonare lo SPID in favore della carta di identità elettronica solleva degli interrogativi importanti. Dopo anni in cui il sistema è stato promosso e spesso imposto dall’alto come la soluzione ai problemi della pubblica amministrazione, spiegare agli italiani perché è necessario abbandonarlo non sarà affatto semplice.
Molti utenti hanno faticato a prendere confidenza con lo SPID, in particolare gli anziani, e alcuni hanno anche sostenuto dei costi per l’attivazione o il rinnovo delle credenziali. La transizione verso un nuovo sistema richiederà, quindi, un’attenta gestione della comunicazione e del supporto agli utenti.
Il contesto europeo
Questa transizione si inserisce nel più ampio contesto dell’arrivo del portafoglio digitale europeo (EU-Wallet), previsto per il 2026. L’Italia ha anticipato questa iniziativa europea con il lancio di IT-Wallet, che rappresenta il futuro dell’identità digitale nel nostro Paese.
La scelta di puntare sulla carta di identità elettronica come sistema unico di identità digitale appare quindi coerente con la strategia europea e con la necessità di garantire una maggiore sicurezza e un controllo statale sui sistemi di identificazione digitale.
Tuttavia, la sfida sarà quella di gestire una transizione che coinvolge milioni di utenti, garantendo la continuità dei servizi e un supporto adeguato durante il processo di migrazione.








