Cloud o hard disk esterno: quando conviene davvero usare il cloud?

Vuoi imparare davvero ad usare il computer, partendo da zero?

Se concetti come file, cartelle, programmi, Windows o Internet ti creano ancora confusione, ho raccolto tutto in una guida chiara e ordinata, pensata per chi è alle prime armi e vuole capire come funziona davvero il computer, senza tecnicismi inutili.

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“Salva tutto sul cloud”, “Il cloud è più sicuro”, “Con il cloud non perdi mai niente”. Se segui la tecnologia, sembra che il cloud sia la risposta a tutto. Ma è davvero così? O ci sono situazioni in cui un buon vecchio hard disk esterno funziona meglio? Facciamo chiarezza: quando il cloud ha senso, quando è esagerato, e come decidere cosa è giusto per te. Senza essere né pro né contro il cloud, ma con criteri decisionali pratici.

Indice

Cos’è davvero “il cloud”

Partiamo dall’inizio: il cloud non è una nuvola magica, è semplicemente un computer di qualcun altro.

Quando salvi un file “sul cloud”:

  1. il file parte dal tuo dispositivo;
  2. viaggia su Internet;
  3. arriva sui server di un’azienda (come Google, Microsoft, Dropbox, e via dicendo);
  4. viene salvato sugli hard disk fisici di un data center;
  5. viene spesso copiato su altri server situati in altre località (per avere ridondanza).

In pratica, stai affittando dello spazio su dei computer gestiti da altri invece di usare i tuoi dispositivi.

I tre tipi di cloud storage

Cloud pubblico

(tipo Google Drive, Dropbox, OneDrive)

  • I tuoi dati condividono i server con i dati di altri utenti
  • Viene gestito completamente dal provider scelto
  • È il più economico e accessibile

Cloud privato

  • Ci sono dei server dedicati solo alla tua organizzazione
  • C’è un maggior controllo e una migliore personalizzazione
  • Viene usato da banche, ospedali, e aziende che hanno dati sensibili
  • È molto più costoso

Cloud ibrido

  • Mix dei due: i dati sensibili si trovano sul cloud privato, il resto sul cloud pubblico
  • Ottimizza i costi e la sicurezza
  • Richiede delle competenze tecniche per gestirlo

Per la maggior parte delle persone comuni, il “cloud storage” è inteso come il cloud pubblico.

Quando il cloud conviene davvero

1. Collaborazione in tempo reale

Scenario: lavori su un documento con altre persone.

Perché il cloud funziona:

  • tutti coloro che lavorano sullo stesso documento vedono le modifiche istantaneamente;
  • nessun “invio di file via email” con 15 versioni diverse;
  • nessun “chi ha la versione più recente?”.

Esempi concreti:

  • un gruppo di persone che lavora su delle presentazioni;
  • degli studenti che preparano dei progetti insieme;
  • delle aziende con dei dipendenti in sedi diverse.

Alternativa locale: inviare i file avanti e indietro via email o tramite una chiavetta USB. Funziona, ma è un incubo gestionale.

Verdetto: il cloud vince a mani basse.

2. Accesso da più dispositivi

Scenario: usi contemporaneamente un PC, un tablet, o uno smartphone e vuoi gli stessi file ovunque.

Perché il cloud funziona:

  • permette la sincronizzazione automatica;
  • modifichi il file su un dispositivo e lo stesso file viene aggiornato su tutti gli altri dispositivi;
  • non serve trasferire i file manualmente.

Esempi concreti:

  • le foto scattate col telefono possono essere modificate sul PC;
  • i documenti di lavoro sono accessibili sia da casa che dall’ufficio;
  • note e liste della spesa sincronizzate.

Alternativa locale: trasferire manualmente i file con cavi, chiavette USB, o via email. Tedioso, e oltretutto si rischia di dimenticare qualche file.

Verdetto: il cloud è molto più comodo, il salvataggio locale è possibile ma è piuttosto scomodo.

3. Backup automatico (il vero vantaggio del cloud)

Scenario: il tuo computer si rompe, viene rubato, o prende fuoco.

Perché il cloud funziona:

  • i tuoi dati si trovano su dei server in altre città/nazioni;
  • un disastro locale (come un furto, un allagamento, o un incendio) non tocca i tuoi dati;
  • è attivo il backup automatico: non devi ricordarti di farlo manualmente tu.

Esempi concreti:

  • foto/video di famiglia insostituibili;
  • documenti/file di lavoro critici;
  • tesi di laurea (nella peggiore delle ipotesi: perdere tutto ad una settimana dalla consegna).

Alternativa locale: HDD/SSD esterno. Ma devi ricordarti di fare dei backup regolari, e se si rovina anche l’HDD/SSD (o viene rubato insieme al PC), hai perso tutto.

Verdetto: il cloud è superiore per una sicurezza a lungo termine. L’ideale è usare entrambi (seguendo la regola del 3-2-1, cioè fai 3 copie, su 2 supporti diversi, di cui 1 tenuto in un altro luogo).

4. Scalabilità immediata

Scenario: oggi hai 50 GB di dati, tra un anno ne avrai 500 GB.

Perché il cloud funziona:

  • aumenti lo spazio con un clic;
  • paghi solo per quello che usi;
  • non devi comprare, installare e configurare dell’hardware aggiuntivo.

Esempi concreti:

  • piccole aziende in crescita;
  • fotografi/videografi che accumulano in continuazione del materiale;
  • chiunque non sa con precisione quanto spazio gli servirà.

Alternativa locale: comprare degli HDD/SSD sempre più grandi. Costo iniziale alto, flessibilità zero.

Verdetto: il cloud è più flessibile ed economico nel lungo periodo per chi ha esigenze variabili.

5. Condivisione di file grandi

Scenario: devi inviare 2 GB di foto o video a qualcuno.

Perché il cloud funziona:

  • crei un link da condividere;
  • l’altra persona può scaricare i file quando vuole;
  • nessun limite di dimensione dovuto all’email (che, di solito, è al massimo di 25–50 MB).

Esempi concreti:

  • condividere dei video di famiglia;
  • inviare dei progetti di lavoro;
  • trasferire dei file tra computer diversi.

Alternativa locale: ad esempio Boomerang (che è comunque sul cloud), una periferica USB fisica, o un HDD/SSD esterno da spedire.

Verdetto: il cloud è nettamente più comodo.

Quando il cloud non conviene

1. File enormi che usi spesso localmente

Scenario: lavori con dei video in 4K, dei progetti in 3D, e/o con dei database enormi che modifichi continuamente sul tuo PC.

Perché il locale funziona meglio:

  • accesso istantaneo (niente attesa dovuta al download o all’upload dei file);
  • non dipendi dalla connessione ad Internet;
  • non consumi “banda” continuamente.

Esempio concreto:

  • un montatore di video che lavora con dei file da 50–100 GB;
  • uno sviluppatore con dei database locali pesanti;
  • un musicista con delle raccolte di campioni audio da centinaia di GB.

Soluzione cloud: possibile, ma lento e frustrante. Ogni modifica richiede l’upload e/o il download dei file.

Verdetto: il locale vince per le prestazioni. Usa il cloud solo per fare un backup finale.

2. Dati estremamente sensibili

Scenario: documenti legali/medici/finanziari che non vuoi mai condividere con terzi.

Perché il locale funziona meglio:

  • controllo totale: i dati non lasciano mai il tuo dispositivo;
  • nessun rischio legato alle violazioni dei server del fornitore cloud;
  • nessuna possibilità che l’azienda che gestisce il cloud chiuda o cambi politiche.

Esempio concreto:

  • documenti di identità o passaporti;
  • cartelle mediche personali;
  • contratti riservati.

Nota importante: i fornitori di cloud seri (tipo Google, Microsoft, o Dropbox) usano la crittografia. Ma se sei particolarmente preoccupato/a o hai degli obblighi legali (ad esempio, per il GDPR o per il segreto professionale), il salvataggio locale offre più tranquillità.

Verdetto: dipende dal tuo livello di paranoia giustificata. Per i documenti davvero sensibili, è meglio usare il salvataggio locale con l’ausilio della crittografia.

3. Connessione Internet scarsa o assente

Scenario: vivi in una zona con una connessione ad Internet lenta o instabile, oppure viaggi spesso senza avere una connessione.

Perché il locale funziona meglio:

  • accesso sempre garantito;
  • nessuna attesa per scaricare e/o caricare i file;
  • non sprechi i dati mobili (cioè i “giga“).

Esempio concreto:

  • i lavoratori che si spostano in zone rurali;
  • chi viaggia spesso in aereo/treno senza la possibilità di usare il Wi-Fi;
  • le case di campagna con una ADSL da 7 Mbps.

Soluzione cloud: alcuni servizi (come Dropbox o Google Drive) hanno una modalità offline, ma devi comunque scaricare i file in anticipo (e non è sempre pratico).

Verdetto: il salvataggio locale è indispensabile se la connessione ad Internet è un problema.

4. Budget limitato a lungo termine

Scenario: hai tanti dati da conservare ma hai un budget molto stretto.

Confronto costi reali (2025)

Cloud (esempio: 1 TB per 10 anni):

  • Google One 1 TB: 19,99 euro all’anno × 10 anni = 199,90 euro;
  • Dropbox Plus 2 TB: 119 euro all’anno × 10 anni = 1.190 euro.

Locale:

  • hard disk esterno da 2 TB: 60–80 euro una volta;
  • un HDD dura, in media, circa 5 anni, quindi serve sostituirlo almeno una volta in 10 anni. In totale: 120–160 euro.

Ma attenzione:

  • l’hard disk può rompersi e perdere tutto (il cloud no);
  • con l’hard disk devi ricordarti di fare i backup;
  • il cloud offre delle funzionalità extra (come la sincronizzazione e la condivisione dei file).

Verdetto: il salvataggio locale è più economico, ma richiede più disciplina. Il cloud è più caro, ma è più sicuro e comodo.

5. Archivio freddo: dati che non tocchi mai

Scenario: le foto del 2005, i documenti vecchi che conservi “per sicurezza” ma che non apri mai.

Perché il locale funziona meglio:

  • pagamento una tantum;
  • nessun costo ricorrente;
  • è sufficiente un hard disk esterno economico (tipo questo).

Esempio concreto:

  • archivio fotografico storico familiare;
  • vecchi progetti di lavoro terminati;
  • il backup di file/documenti conservati per precauzione.

Soluzione cloud: funziona, ma paghi ogni anno per dei dati che non usi quasi mai, quindi è uno spreco.

Verdetto: il salvataggio locale è più sensato economicamente. Se proprio vuoi una doppia sicurezza, usa il cloud e un hard disk esterno.

I costi nascosti del cloud (che i venditori non evidenziano)

1. Costi per scaricare i tuoi dati

Molti servizi cloud fanno pagare per scaricare i tuoi dati, specialmente in grosse quantità.

Esempio reale:

  • hai 500 GB su AWS S3;
  • vuoi scaricare tutto per cambiare servizio;
  • costo: fino a 150 euro solo per scaricare i tuoi dati.

Lezione: leggi bene il contratto. Alcuni servizi (come Google Drive o Dropbox per uso personale) non hanno questi costi. I servizi aziendali (tipo AWS o Azure) sì.

2. Costi crescenti nel tempo

I prezzi del cloud tendono ad aumentare:

  • Google One nel 2018: 100 GB a 1,99 euro al mese;
  • Google One oggi: 100 GB a 1,99 euro al mese (per ora stabile);
  • Dropbox ha invece aumentato i prezzi diverse volte.

Con un HDD/SSD paghi una volta e non c’è alcuna sorpresa.

3. Pagare per lo spazio inutilizzato

È facile sottoscrivere un abbonamento con più spazio di quello che serve “per sicurezza”, pagando così inutilmente.

Consiglio: controlla ogni 6 mesi quanto spazio usi davvero e adatta il piano di abbonamento.

4. Dipendenza dal fornitore

Se il servizio utilizzato chiude o cambia drasticamente (è successo con Megaupload, Google Foto illimitato, e Amazon Drive):

  • devi migrare tutto altrove;
  • rischi di perdere dei dati se non fai in tempo;
  • ci sono dei costi imprevisti e ci vuole tempo per trasferire i file.

Con il salvataggio locale i tuoi file sono sempre tuoi, senza dipendere da nessuno.

Come decidere: criteri pratici

Per decidere se utilizzare il cloud o meno, poniti queste domande.

1. Ho bisogno di accedere ai file da più dispositivi?

  • Sì? Allora scegli il cloud
  • No? Allora il salvataggio locale può bastare

2. Lavoro con altre persone sugli stessi file?

  • Sì? Allora il cloud è obbligatorio
  • No? Allora il salvataggio locale va bene

3. La mia connessione ad Internet è veloce e affidabile?

  • Sì? Allora il cloud funziona bene
  • No? Allora il salvataggio locale è necessario

4. Quanto sono importanti i miei dati?

  • Insostituibili (ad esempio, foto di famiglia o file del lavoro)? Allora usa il cloud e il salvataggio locale (per avere due copie di backup separate)
  • Sostituibili (tipo dei film scaricati o dei giochi)? Allora il salvataggio locale è sufficiente

5. Quanto spazio mi serve?

  • Meno di 100 GB? Il cloud gratuito spesso basta (Google, ad esempio, offre 15 GB, Apple, invece, 5 GB)
  • Da 100 GB a 1 TB? In questo caso conviene usare il cloud a pagamento
  • Oltre 2 TB? In questi casi usare un HDD/SSD locale è spesso più economico del cloud

6. I miei dati sono sensibili/personali?

  • Sono molto sensibili? Allora usa il salvataggio locale con la crittografia
  • Sono normali? Allora il cloud va bene

7. Quanto spesso accedo a questi file?

  • Accedi spesso? Allora usa il cloud per comodità
  • Accedi raramente? Allora usa il salvataggio locale per risparmiare

La soluzione migliore: un approccio ibrido

Usa la regola del 3-2-1 per i dati importanti, cioè fai 3 copie, su 2 supporti diversi, di cui 1 tenuto in un altro luogo.

Opzione più comune

  • Fai una copia originale dei dati e la lasci sul tuo PC/smartphone/tablet
  • Fai una prima copia di backup e la metti sul cloud (questa copia soddisfa anche il requisito “in un altro luogo”)
  • Fai una seconda copia di backup e la metti su un HDD/SSD esterno lasciandolo a casa tua

Opzione senza il cloud

  • Fai una copia originale dei dati e la lasci sul tuo PC/smartphone/tablet
  • Fai una prima copia di backup e la metti su un HDD/SSD esterno lasciandolo a casa tua
  • Fai una seconda copia di backup e la metti su un HDD/SSD esterno ma lo lasci a casa di un amico/parente

Ma perché lasciare un HDD/SSD in un altro luogo? Se casa tua prende fuoco o viene allagata, perdi sia il PC che l’HDD/SSD locale. Una copia in un altro luogo fisico ti salva anche da questi imprevisti.

Esempi pratici di approccio ibrido

Caso 1: professionista/studente

  • Documenti di lavoro/studio → Cloud (Google Drive/OneDrive) per l’accesso da ovunque
  • Backup completo settimanale → HDD/SSD esterno
  • Foto/video personali → Cloud + HDD/SSD

Costo: 20–30 euro all’anno per il cloud + 60 euro per un HDD/SSD ogni 5 anni = circa 32 euro all’anno totali.

Caso 2: famiglia

  • Foto e video → Google Foto (15 GB gratuiti, poi a pagamento) o iCloud
  • Documenti importanti → OneDrive familiare (abbonamento a Microsoft 365: 70 euro all’anno per 6 persone, 1 TB ciascuno)
  • Backup completo → HDD/SSD esterno da 2–4 TB

Costo: 70 euro all’anno diviso per 6 persone = circa 12 euro per persona all’anno.

Caso 3: creativi (foto/video)

  • Progetti attivi → SSD esterno veloce per il lavoro quotidiano (circa 150 euro totali per un SSD sostituito ogni 3 anni)
  • Progetti completati → Archiviazione sul cloud (ad esempio tramite Backblaze: circa 70 euro all’anno e spazio illimitato)
  • Backup aggiuntivo → HDD esterno grande

Costo: 70 euro all’anno (cloud) + 50 euro all’anno (SSD ammortizzato) + 20 euro all’anno (HDD di backup ammortizzato) = circa 140 euro all’anno.

I servizi cloud più comuni: quando usarli

Google Drive o Google One

  • Gratuito: 15 GB condivisi con Gmail e Foto
  • A pagamento: 100 GB (1,99 euro al mese), 200 GB (2,99 euro al mese), 2 TB (9,99 euro al mese)

Meglio per:

  • la collaborazione (Google Docs, Sheets);
  • chi usa già Gmail e Android;
  • la sincronizzazione automatica delle foto (tramite Google Foto).

Microsoft OneDrive o Microsoft 365

  • Gratuito: 5 GB
  • A pagamento: Microsoft 365 Personal a 69 euro all’anno (1 TB + Office), Microsoft 365 Famiglia a 99 euro all’anno (6 utenti, 1 TB ciascuno + Office)

Meglio per:

  • chi usa Windows e Office;
  • le famiglie (il piano familiare è conveniente);
  • l’integrazione con Windows.

iCloud

  • Gratuito: 5 GB
  • A pagamento: 50 GB (0,99 euro al mese), 200 GB (2,99 euro al mese), 2 TB (9,99 euro al mese), 6 TB (29,99 euro al mese), 12 TB (59,99 euro al mese)

Meglio per:

  • chi ha iPhone, iPad, Mac;
  • il backup automatico dei dispositivi Apple.

Tieni però presente che iCloud funziona male su Windows/Android.

Dropbox

  • Gratuito: 2 GB
  • A pagamento: Plus 2 TB (11,99 euro al mese oppure 119 euro all’anno)

Meglio per:

  • una sincronizzazione dei file veloce e affidabile;
  • l’integrazione con tante app;
  • chi vuole stabilità (ma è più costoso).

Proton Drive

  • Gratuito: 5 GB
  • A pagamento: da 4,99 euro al mese per 200 GB

Meglio per:

  • chi cerca privacy (usa la crittografia end-to-end);
  • chi non si fida di Google/Microsoft;
  • le leggi sulla privacy favorevoli (ha la sede in Svizzera).

Gli errori comuni da evitare

Errore 1: “Il cloud è il mio unico backup”

Problema: se il tuo account viene hackerato, il servizio chiude, o cancelli i file per errore e svuoti il cestino, i tuoi dati sono persi.

Soluzione: usa il cloud più un HDD/SSD locale per avere una sicurezza doppia.

Errore 2: “Non ho bisogno di fare backup, non mi è mai successo niente”

Realtà: tutti la pensano così fino al giorno in cui il PC prende un ransomware, l’hard disk si rompe improvvisamente, il computer ti viene rubato o non funziona più.

Soluzione: inizia oggi. Anche solo un backup gratuito su Google Drive è meglio di niente.

Errore 3: “Uso solo lo spazio gratuito e continuo a creare degli account nuovi quando finisce lo spazio”

Problema: dati sparsi su 10 servizi diversi, impossibile trovare i file, rischio di dimenticare le password.

Soluzione: meglio pagare 2 euro al mese per avere 100 GB organizzati piuttosto che gestire 5 account gratuiti caotici.

Errore 4: “Il cloud è sempre sicuro”

Realtà: se la tua password è “123456”, gli hacker entrano facilmente, se non usi l’autenticazione a due fattori sei vulnerabile, se condividi dei link pubblicamente, chiunque trovi questi link può accedere.

Soluzione: usa delle password forti e uniche, attiva sempre l’autenticazione a due fattori, e controlla le impostazioni di condivisione.

Errore 5: “Il salvataggio locale è sempre più economico”

Realtà: calcola i costi totali:

  • gli HDD/SSD si rompono mediamente ogni 3–5 anni;
  • devi comprarne di nuovi periodicamente;
  • non hai alcuna protezione da furti/disastri.

Per i dati davvero importanti, il cloud può valere il costo extra.

Il verdetto finale: quando conviene cosa

Usa solo il cloud se:

  • collabori spesso con gli altri;
  • accedi ai file da tanti dispositivi;
  • hai meno di 1 TB di dati;
  • la tua connessione ad Internet è sempre buona;
  • non hai file giganteschi da modificare continuamente.

Usa solo il salvataggio in locale se:

  • hai molti TB di dati che non tocchi mai (cioè, un “archivio freddo”);
  • la tua connessione ad Internet è lenta o assente;
  • hai un budget limitato;
  • hai dei dati estremamente sensibili;
  • non ti serve accedere da altri dispositivi.

Usa entrambi (cioè la soluzione consigliata), ovvero sia il cloud che il salvataggio in locale, se:

  • i tuoi dati sono importanti e insostituibili;
  • puoi permetterti di spendere 2–5 euro al mese;
  • vuoi dormire sonni tranquilli;
  • hai delle esigenze miste (alcuni file ti servono ovunque, mentre altri solo a casa).

Conclusioni: scegli in base alle tue esigenze, non alle mode

Il cloud non è né una panacea e né una trappola. È uno strumento con dei vantaggi e dei limiti precisi.

La verità senza marketing:

  • il cloud è fantastico per la collaborazione, l’accessibilità, e il backup automatico;
  • il cloud è esagerato per gli archivi freddi enormi, i dati raramente usati, e i budget strettissimi;
  • il cloud richiede una connessione ad Internet decente, la fiducia nel servizio/fornitore scelto, e dei costi ricorrenti.

Il consiglio pratico? Per i dati importanti usa la regola del 3-2-1:

  • fai 3 copie (quella originale + 2 di backup);
  • su 2 supporti diversi (una sul cloud e l’altra su un HDD/SSD);
  • di cui 1 copia fuori casa (il cloud conta come “fuori casa”).

Per tutto il resto, valuta il tuo caso specifico con le domande che abbiamo visto prima. Non c’è una risposta universale. E soprattutto, qualsiasi forma di backup è sempre meglio di nessun backup.

Anche se scegli una soluzione “non perfetta”, l’importante è iniziare. Il miglior sistema di backup è sempre quello che usi davvero.